Non basta avere una storia: bisogna avere una storia televisiva

Molti professionisti e aziende si chiedono come andare in televisione. La domanda, però, arriva troppo presto. Prima bisognerebbe chiedersi: la mia è davvero una storia televisiva?

Un professionista può avere trent’anni di esperienza, un’azienda può aver sviluppato una tecnologia eccellente, un progetto può persino migliorare la vita delle persone. Eppure tutto questo, da solo, non basta per diventare una proposta editoriale per la TV.

La televisione non ragiona per curriculum, brochure o cataloghi. Ragiona per domande. Che cosa sta succedendo? Perché dovrebbe interessare proprio adesso? Chi riguarda? Che cosa cambia nella vita di chi guarda?

Prendiamo un medico che abbia sviluppato un nuovo metodo nel proprio settore. Presentarsi dicendo «sono uno specialista con trent’anni di esperienza e ho scritto tre libri» significa avere una storia professionale rispettabile, ma non ancora una storia televisiva. Se invece quel medico osserva che sempre più quarantenni arrivano nel suo studio con un problema un tempo tipico dei sessantenni, qualcosa cambia. C’è un fenomeno, un pubblico coinvolto, una domanda da porre e forse perfino qualcosa da mostrare. La competenza è la stessa. È cambiato il racconto.

Lo stesso accade alle aziende. Molte commettono un errore comprensibile: si innamorano del proprio prodotto. Vogliono raccontarne ogni funzione, ogni brevetto, ogni premio ricevuto. Ma ciò che appassiona chi lo produce non coincide necessariamente con ciò che interessa chi guarda.

«Abbiamo creato un nuovo sistema per l’efficienza energetica» è una comunicazione aziendale. «Quanto spreca ogni giorno una casa senza che chi ci vive se ne accorga?» è già una domanda televisiva.

Le aziende che comunicano meglio hanno capito da tempo questo meccanismo: non mettono sempre il prodotto al centro della scena, ma il cambiamento che quel prodotto intercetta. Non raccontano una tecnologia: raccontano un nuovo comportamento. Non partono dal fatturato: partono da un problema. Non chiedono al pubblico di ammirarle: gli danno un motivo per sentirsi coinvolto.

È qui che molti professionisti inciampano quando cercano un posizionamento televisivo. Pensano che l’autorevolezza garantisca automaticamente l’interesse. Ma un autore televisivo non deve compilare l’albo dei migliori: deve costruire una scaletta.

Una storia televisiva, dunque, non è necessariamente la storia più importante. È quella che possiede un tempo, un volto, una conseguenza e una domanda capace di uscire dallo studio e arrivare a casa.

A volte la storia esiste già. Semplicemente, è ancora nascosta dentro un curriculum.

 

 

Next
Next

Perché la tv conta ancora per professionisti e aziende